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Ansia e attacchi di panico

L’Attacco di Panico (AP) consiste in una crisi di ansia acuta che si manifesta più o meno improvvisamente e senza un motivo apparente. A molti è noto l’insieme dei sintomi più comuni i quali variamente combinati ed alternati tra loro, danno origine ad un numero illimitato e crescente di  complesse varianti cliniche.

In una delle tante forme il soggetto viene inspiegabilmente assalito da un sentimento di irrealtà accompagnato da tachicardia, tremori, sudorazione, a cui si aggiunge gradualmente vertigine e sbandamento seguito da un penoso senso di soffocamento. In preda al terrore viene pervaso dalla paura di perdere il controllo e di impazzire o dalla paura di una morte imminente.

Poi inspiegabilmente, come dal nulla la crisi divampa, altrettanto velocemente, poco dopo si dissolve. Ma l’esperienza vissuta lascia nella memoria un segno indelebile ed un effetto devastante.   

Col ripetersi delle crisi, ma a volte basta una sola crisi, si istaura ben presto la “paura di avere paura”, la quale è spesso ancor più penosa e invalidante della paura stessa. Avviene così che il disagio iniziale si struttura in una forma di  sofferenza più complessa: il “Disturbo di panico” (DP). In questa fase  il soggetto si avvia inesorabilmente verso uno stato di isolamento fisico e psicologico da cui diventa difficile liberarsi senza l’aiuto di un supporto specifico e specialistico.

Il disturbo è sempre più diffuso e frequente particolarmente nei paesi più industrializzati e organizzati. Le percentuali lo confermano: il 3% della popolazione generale soffre di una forma conclamata. Ma quelle sottosoglia ovvero più blande, coinvolgono una percentuale della popolazione molto più estesa.

Questo soprattutto per effetto delle condizioni di vita “imposte” da una società “super-avanzata” e “super-tecnologica” come la nostra. Sempre più sofisticata, e intellettualizzata ma sempre meno a misura d’uomo.

E in questo vortice di sollecitazioni sociali, i giovani, più impreparati ad affrontare la vita, sono i più colpiti!

Forse è ingeneroso demonizzare così tanto il panico. D’altra parte se esiste in qualche modo deve pur essere utile perciò è importante comprenderne il suo significato biologico.

Il panico è una variabile dell’ansia. L‘ANSIA a sua volta è l’equivalente della paura. La paura è una emozione utile alla sopravvivenza dell’individuo e della specie in quanto allontana istintivamente il soggetto dal pericolo.

Questa caratteristica, al pari di qualunque abilità umana di tipo comportamentale, cognitiva, psicologica ed emotiva, ha una base genetica che si trasmette ereditariamente.

Pertanto ognuno di noi, chi più chi meno, è geneticamente predisposto a sviluppare ansia. E in situazioni particolari, possiamo essere colpiti da un “Attacco di Panico”. Senza privilegi, come per le altre malattie. Nessuno può chiamarsi fuori e nessuno può dichiararsi immune da una simile eventualità.

Se questo può in qualche modo confortare possiamo affermare che il panico è proprio democratico…

Numerose sono le cause del disturbo nel tempo invocate. A volte inverosimili, a volte prive di fondamento, altre volte parzialmente vere. Ma nessuna delle ipotesi proposte è mai riuscita a dare una risposta completa e convincente che spiegasse la causa di AP in tutte le circostanze in cui esso si manifesta.

Quale è dunque la causa dell’Attacco di Panico? Perché e quando si manifesta un AP?

Può apparire persino banale ma tutti gli AP sono scatenati da situazioni vissute o percepite come non tollerate, non accettate, rifiutate, in quanto ritenute, di fatto o potenzialmente, capaci di compromettere la propria incolumità: fisica , sociale, emotiva, psicologica, culturale. Il che equivale a dire che ogni AP è scatenato da una qualunque esperienza percettiva, vissuta come “imposizione”, che precede immediatamente la crisi.


LE CIRCOSTANZE IN CUI SI POSSONO PRESENTARE GLI AP SONO ILLIMITATE

L’Attacco di Panico è un campanello d’allarme che può essere attivato da una moltitudine di “sensori” disseminati in tutto il corpo. Ogni qualvolta ci si trova di fronte ad un pericolo, anche se presunto, uno o più gruppi di  tali sensori trasmettono dei messaggi che, prima di  scatenare la reazione di allarme, vengono filtrati dalla mente la quale, per effetto della sua capacità interpretativa, nell’attribuire una valenza di pericolo anche alle situazioni oggettivamente non pericolose scatena una reazione di paura.

A sua volta la capacità della mente nell’interpretare erroneamente gli stimoli sensoriali provenienti dall’ambiente esterno e interno, pur condizionata dalla predisposizione genetica, è fortemente influenzata dai modelli cognitivi appresi nel processo educativo e culturale.

Qualunque situazione, seppur priva di un pericolo reale, se cognitivamente percepita come pericolosa può scatenare un AP. Tali situazioni hanno in comune il fatto di apparire sempre indesiderate tanto da richiamare emotivamente la sensazione di sentirsi in gabbia.

Se così non fosse non si capirebbe perché gli AP si possono manifestare in situazioni diametralmente opposte. Ad esempio nei grandi o nei piccoli spazi, dopo un legame affettivo o una sua interruzione, nei momenti di gioia come la nascita di un figlio o di dolore come la perdita di una persona cara, col conseguimento di un obiettivo  professionale o col suo fallimento, quando si è soli o in compagnia, nei momenti di tensione o nei momenti di relax, quando ci si sente oppressi o quando ci si sente liberi, quando si sta male o paradossalmente quando si gode di un particolare momento di benessere.


CAUSE BIOLOGICHE E CAUSE CULTURALI DELL’ AP

Le cause del panico sono sia di tipo biologico che culturale; quest’ultimo, rappresenta l’aspetto fondamentale nell’insorgenza degli AP

Tra le cause biologiche, è da considerare una certa predisposizione genetica trasmessa ereditariamente. La predisposizione genetica a sviluppare il panico non va tuttavia vista come un una tara o un limite, bensì come una risorsa, una ricchezza di cui tutti noi siamo indistintamente, seppur in misura diversa, dotati. Il panico è infatti una emozione utile alla sopravvivenza dell’individuo e della specie perché ci allontana dal pericolo.

Le cause culturali vanno invece ricercate sia nel processo educativo ed esperienziale, acquisito nell’infanzia in ambito familiare sia nelle fasi di vita successive, in cui aumentano gradualmente le influenze sociali dell’ambiente in cui il soggetto vive. Esse concorrono alla formazione di una  visione di se e del mondo circostante particolarmente rigida - dove l’immagine di se è rappresentata come fragile e vulnerabile mentre il mondo al contrario è visto eccessivamente aggressivo - così da impedire una adeguata interazione tra il soggetto e il mondo stesso.

Alle cause culturali vanno ricondotte anche le forme di organizzazione sociale che adottano modelli relazionali interpersonali, lavorativi, urbanistici, architettonici, psicologici, religiosi, intellettuali che impongono stili di vita che mal si adattano ai bisogni più istintivi e naturali dell’uomo e limitano l’autonomia e la libertà individuale.


LA  PAURA NASCE SEMPRE DALLA SENSAZIONE DI SENTIRSI IN GABBIA

Si tratta di modelli sociali, fondati su un gran numero di norme,  regole, leggi, tradizioni, usanze,  mode e convenzioni, percepiti come IMPOSIZIONI ,  quando assimilati in maniera acritica nel processo educativo e socio-culturale ma rifiutati inconsciamente perché incomprensibili, anacronistici o privi di utilità reale ed oggettiva.

“IMPOSIZIONI” assimilate  all’idea di “gabbia”, viste come condizioni da cui è difficile fuggire o allontanarsi. Imposizioni originate da forme ancestrali di limitazione fisica, tipica della preda rispetto al predatore o vissute nei casi di calamità naturali  (come frane, valanghe, incendi, inondazioni). Imposizioni che si sono evolutivamente trasformate o arricchite in forme più elaborate ed intellettualizzate di “ gabbia” che fanno parte della nostra società.

“Imposizioni” che sono diventate fonte delle ansie contemporanee e delle paure più incomprensibili e apparentemente ingiustificate.

In quest’ottica il DP diventa un chiaro indicatore del malessere sociale che coinvolge componenti sempre più ampie della popolazione generale.

Per sottrarsi a tali “IMPOSIZIONI” inflitte da una società sempre più articolata e complessa è indispensabile individuare una corrispondente “via di fuga” ovvero una soluzione alternativa a quelle situazioni che inibiscono il senso di libertà personale, ledono la dignità dell’individuo e gli impediscono di esprimere se stesso e la propria identità.

Dalla relazione tra queste variabili si ottiene la seguente equazione:

più imposizioni = meno libertà = più ansia, più paura e più panico
 
L’Associazione “GabbiaNo”. Associazione culturale O.N.L.U.S. che ha come scopo la lotta e la prevenzione degli Attacchi di Panico e dei Disturbi d’Ansia.

La conoscenza e l’informazione corretta e capillare sulle caratteristiche del disturbo e sulle modalità di trattamento è l’arma più efficace contro ogni convinzione irrazionale.

E’ fondamentale neutralizzare il pregiudizio che colpevolizza il paziente e allo stesso tempo sensibilizzare l’opinione pubblica al problema, visto spesso come una forma di incapacità o peggio come una mancanza di volontà.

L’Associazione offre a tutti l’opportunità di “urlare” liberamente la propria sofferenza senza la paura che questo possa diventare motivo di stigma sociale.

Punto di forza della nostra Associazione sono gli incontri settimanali di auto-aiuto, rivelatisi particolarmente efficaci nel percorso di guarigione.

Dal confronto, dalla riflessione, dai suggerimenti reciprooci, dallo scambio di opinioni l’esperienza di uno diventa esperienza dell’altro dando origine ad una crescita personale e ad un arricchimento delle proprie risorse interiori.

La filosofia della Associazione “GabbiaNo” per combattere il DP come di tutte le forme d’ansia si ispira alla appropriazione del  senso di libertà personale e sociale andato perduto.

Il nome “GabbiaNo” dato alla Associazione non è un nome dato a caso. Il gabbiano è un uccello che nell’immaginario collettivo rappresenta un simbolo di libertà che noi abbiamo rafforzato da una doppia lettura ottenuta dalla scissione virtuale della parola “gabbiano” in “gabbia-no” che significa appunto “rifiuto della gabbia”: di  qualunque tipo di gabbia fisica, culturale, sociale, emotiva.

Rifiuto della gabbia, che si traduce nel rifiuto delle “imposizioni” ovvero di qualunque condizione o evento o percezione o sensibilità estranei alla propria volontà, non accettati o non condivisi.

L’Associazione “GabbiaNo” è aperta anche a parenti od amici di chi soffre di tale disagio, per meglio capire i loro bisogni e trovare il modo più adeguato per poterli aiutare.

L’Associazione “GabbiaNo” è inoltre aperta culturalmente a tutti coloro interessati a partecipare, a conoscere, a capire, a confrontarsi su temi che riguardano ogni forma di esclusione, di ghettizzazione, di rifiuto, di isolamento e di incomprensione sociale, in un messaggio universale di libertà e solidarietà.

Scritto dal Dott. Delio Spada


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